Frequenta le case degli italiani da nove anni. I bambini la fermano per strada e le dicono fatti abbracciare, siamo cresciuti con te. Che poi è un piacere toccare e baciare questa donna burrosa, solare e sanguigna come solo la figlia di due emiliani può esserlo. Ma è nata quarant’anni fa a Firenze, Daniela Morozzi, ed è cresciuta nella stessa casa in cui ora vive con il compagno e il piccolo figlio, zona Cure, un appartamento primo Novecento trasformato in una calda scatola di legno. Siamo qui per andare dietro le quinte, per capire chi è l’attrice che da così tanto tempo incarna Vittoria, il personaggio molto amato di una delle fiction più amate nella storia della Tv, “Distretto di polizia”, la più vista nel 2008 con punte di dodici milioni di spettatori. Ed è facile, con una come lei, andare oltre l’apparenza. Perché nel tempo di un caffè Vittoria se ne è già andata per lasciare il posto a una donna ben più complessa, assai generosa, ricca di progetti e interessi che coltiva e finanzia grazie al lavoro in Tv. Il tempo si allunga e si fa troppo denso, torniamo a Vittoria.
Come è approdata alla Rai?
Ho fatto (e insegnato) teatro per tanti anni, un giorno ho incontrato Dario Ballantini, il comico trasformista di “Striscia la notizia” (Valentino, Vespa eccetera) che mi ha riferito di un’agenzia romana che cercava proprio una come me. Ho chiamato e poco dopo giravo per Ovo Sodo, il primo film di Virzì, ero il sogno erotico del protagonista, la lattaia. Ho fatto anche il secondo film di Virzi, Baci e abbracci, questa volta da co-protagonista, a quel punto la produzione che stava ideando “Distretto di Polizia” mi ha chiamato per il personaggio di Vittoria. E siamo partiti.
Con grande successo. Quanto le è cambiata la vita?
Parecchio. Ero così spaventata dal fatto che la gente mi fermasse per strada che mi feci mora. Poi mi accorsi che mi riconoscevano comunque dalla voce e tornai bionda
E’ quello che voleva fare?
Fin da piccola volevo fare l’attrice, questo è certo. Ho cominciato a quattordici anni, a ventidue facevo già i campionati del mondo per la Lega italiana di improvvisazione teatrale
Come funziona?
Viene dato un tema, un tempo e una categoria teatrale. E c’è un arbitro. Vince chi è più bravo, il pubblico partecipa, anche con le ciabattate. Una grande scuola e un grande divertimento, ma si deve studiare molto. Il modello è nato in Canada ed è stato poi esportato in tutto il mondo
E lei ha anche insegnato?
Sì, e penso di farlo meglio che recitare, ma ormai mi ero incaponita che dovevo fare l’attrice
Perché piace tanto, Distretto di polizia?
Intanto perché è una bella fiction, nata dalle mani di un bravissimo giallista, con una buona regia e con i più brutti ma bravi attori italiani, gente come Giorgio Tirabassi o Roberto Nobili. La qualità conta, e ora vive di rendita. Poi la storia è molto umana, e i personaggi sono fragili o eroici come tutti noi
Perché Vittoria è così popolare?
Perché è la mamma di tutti gli italiani, come mi dice sempre il produttore. E’ una donna semplice, che oltre al lavoro pensa solo ai figli e alla famiglia, e che purtroppo indossa la divisa della polizia, che ucciderebbe anche la Arcuri e figuriamoci una come me.
I ragazzini sono cresciuti con Vittoria, lei con chi è cresciuta?
Con Fonzie, Happy Days
Che scuola ha fatto, a Firenze?
L’Istituto tecnico per il turismo. Volevo imparare le lingue e quella era l’unica scuola, non a pagamento, in cui si studiavano
Farebbe mai un reality?
No, me l’hanno anche offerto, e mi creda è stata dura dire no. Mi sarei pagata una casa
Perché ha detto no?
I reality esaltano il non saper fare niente, e io ho una cultura del lavoro. Oppure mettono a dura prova la resistenza fisica mentre in questo paese dovrebbe essere messa a dura prova la resistenza del pensiero, che se ne sta andando
Si guadagna meno, con la fiction?
Molto meno. Ma dopo dieci anni posso dire di guadagnare bene, soprattutto se penso al mio babbo
Chi è suo padre?
La sua è una famiglia di contadini, viene dal paese di Gianni Morandi, Monghidoro, quasi al confine fra la Toscana e l’Emilia Romagna. Il nonno partigiano, lui comunista. Ora soffre molto: perché non c’è più la sinistra e perché in campagna non ci sono più le api di una volta
A lei che donne piacciono?
Quelle che si realizzano ma non rinunciano alla femminilità e al modo creativo di vedere il mondo. Mi interessano le combattenti
Sappiamo che aiuta le donne che hanno subito violenze. Anche loro sono combattenti?
Quando una donna prende il telefono e denuncia una violenza è una combattente, non capisco perché chiamarle ancora vittime.
E si occupa anche dei testimoni di giustizia. Ne vuole parlare?
Volentieri, è un pensiero e un progetto che mi tiene sveglia la notte. Sto girando un documentario sulle persone che sono state testimoni di crimini di mafia o camorra e che si sono esposte raccontando quello che hanno visto. Casi difficili, alcun drammatici, molti dimenticati. Parliamo tanto di legalità, in questo paese, e poi chi ce l’ha davvero viene abbandonato al suo destino.
Fa tutto da sola?
Con un operatore, la Regione Toscana mi ha promesso dei finanziamenti ma se non arrivano pagherò con i miei soldi. Faccio Distretto di polizia proprio per fare quello che mi piace
E il teatro?
Continuo. Ora porto in giro “Articolo femminile”, leggo e interpreto ritratti di donne che hanno combattuto
Ma le piacerebbe condurre un programma televisivo?
Eccome. Starei ore e ore a dire belle cose alla gente. C’è niente di meglio?